Theory

Il mar sonante a fronte ha per confine…

 

Il mar sonante a fronte ha per confine

Da’ fianchi acute pietre e schegge rotte,

Dirupati macigni e rocce alpine,

Oscure tane e cavernose grotte,

Precipizi profondi, alte ruine,

Dove riluce il dì come la notte,

Dove inospiti sempre e sempre foschi

dilatan l’ombre lor baratri e boschi.

[Giovanbattista Marino, Adone, canto 66]

 

Bordo, confine, frontiera. Tre termini che definiscono ciò che per natura è indefinibile, ciò che i francesi chiamerebbero entre-deux : intraddue, il tra di attraverso.

Il bordo di un bicchiere è percepibile solo come superficie che sta tra il dentro e il fuori. Vi si posano le labbra, bordi a loro volta, per svuotare il contenuto e riversarlo in un altro contenitore, il nostro corpo. Il bordo è un limite e un ponte allo stesso tempo, è la possibilità che due spazi si tocchino, che un liquido si versi, che una goccia cada per macchiare il tessuto che si trova fuori.

Un altro senso di bordo:

Nella marineria velica, e in genere con riferimento alle imbarcazioni a vela, il percorso effettuato con una determinata andatura, tra un cambio di direzione (virata) e l’altro (possono essere necessari più bordi per raggiungere un punto prefissato): effettuare un b. stretto, percorrere con una andatura di bolina una certa distanza, che risulta più breve di quelle percorse con b. larghi (v. anche bordeggiare). [Treccani]

Il bordo è una pratica. È possibile bordeggiare seguendo una linea immaginaria, zig zagare spostandoci da un lato all’altro, divertendosi ad essere di qua e di là, attraversando ogni volta un limite sapendo che questo movimento può avere venti contrari e cambiare il ritmo del nostro andare.

Linea immaginaria e a volte solida è il confine che unisce e divide, resta con…  pone un fine o una fine a…

Per lo più il confine è tracciato dalla storia politica di paesi che hanno stretto un patto, ma diviso delle realtà. Esso può diventare barriera quando la natura o l’uomo decidono di concretizzare un di là e un di qua. Montagne, fiumi, mari e oggi anche cemento segnano dei terreni vaghi, terreni che neanche loro sanno a chi appartengono e forse per questo sono liberi di essere due cose allo stesso tempo, o nessuna delle due.

Confine politico, quello stabilito per convenzione tra governi, che separa due organismi politici mediante una linea di confine la quale, quando è possibile, è costituita da una fascia disabitata con funzioni di isolamento… [Treccani]

Una fascia disabitata. Il confine sembra non lasciare spazio alla vita. Sul confine non viviamo, si transita passando da nostrani a stranieri. Sul confine siamo strani due volte, ci confrontiamo sull’identità che stiamo lasciando per immergerci in quella di un altro. Al ritorno, l’identità lasciata non si trova più nel bel mentre che l’alterità è restata al di là del confine. Il confine si traversa, ma mai nel solito modo, come mai nello stesso modo ci bagnamo passando il bordo dell’acqua.

Ma il confine può essere il fine di qualcuno? O nel confine è insita la volontà dell’attraversare?

I «confini spontanei», costituiti dal rifiuto di una commistione, anziché da cemento e filo spinato, svolgono una doppia funzione: oltre ad avere lo scopo di separare, hanno anche il ruolo/destino di essere delle interfacce, di promuovere quindi incontri, interazioni e scambi, e in definitiva una fusione di orizzonti cognitivi e pratiche quotidiane. [Zigmunt Bauman]

I confini diventano faccia a faccia, fronte a fronte, frontiere.

Io che sto davanti a te e tu mi guardi sulla linea di confine. Io sono il fine del tuo sguardo, tu il fine del mio. Tra noi il con del possibile contatto. E anche quando è cemento armato quello che ci separa, quel cemento non fa che rafforzare la consapevolezza di un al di là, è la forza dell’assenza presente che lo rende vano, assurdo, ridicolo. L’esistere del muro mostra allo stesso tempo la sua futilità, il solidificarsi dello spazio tra le nostre fronti non le cancella ma porta a batterci la testa contro.

Contro questo muro d’indifferenza si rompeva l’onda dei sogni. [Dino Buzzati]

I paesaggi di frontiera sono luoghi di sogni e incubi. Sul bordo del risveglio restano ricordi e mostri. Linee convenzionali prodotte dalla ragione danno luogo a viaggi immaginari, a speranze e voglie di conquista. Dentro e fuori, di qua e di là, da e verso, sotto e sopra, a destra e a sinistra. Quell’e di confine, quel bordo che appartiene ai due lati, quella superficie per fronti opposti resta ciò che di più ineffabile ci sia. Niente esiste senza di lui eppure potrebbe non essere.

Le frontiere, materiali o mentali, di calce e mattoni o simboliche, sono a volte dei campi di battaglia, ma sono anche dei workshop creativi dell’arte del vivere insieme, dei terreni in cui vengono gettati e germogliano (consapevolmente o meno) i semi di forme future di umanità. [Zigmunt Bauman]

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s